CHI SIAMO
IL KOLLATINO UNDERGROUND: UNA PRESENTAZIONE
Cos’è
Il Kollatino Underground è una associazione culturale nata nel VI Municipio
di Roma nell’autunno del 2001 con l’intenzione di recuperare uno
spazio pubblico per destinarlo ad attività culturali di ogni genere.
Tale iniziativa probabilmente trae spunto dalle difficoltà di espressione
creativa che le giovani generazioni di questa periferia metropolitana sono solite
incontrare negli anni di crescita. Sono molti infatti gli ostacoli “strutturali”
che spesso frenano le ambizioni di giovani: pensiamo al degrado degli edifici
scolastici, alla disaffezione allo studio, alla mancanza di punti di aggregazione
e di svago creativo, alla diffusa e crescente decadenza dei valori della convivenza,
all’esclusione dalla vita di quartiere di una rilevante quota di giovani
, all’attaccamento eccessivo e univoco ai beni di consumo come soli obiettivi
di vita, alla consapevolezza passiva e incomprensibilmente orgogliosa, quindi,
dell’essere di periferia.
Il Kollatino Underground è un progetto venuto alla luce grazie alla tenacia
di alcuni ragazzi che a Roma Est sono nati e cresciuti e che mai si sono arresi
all’idea di realizzare qualcosa di proprio nel proprio territorio. L’esigenza
di istituire uno spazio aggregativo libero e capace di dar sfogo alle legittime
esigenze di realizzazione artistico-culturale attribuibili ai giovani di ogni
tempo, ha così trovato una sua spontanea realizzazione nel progetto Kollatino
Underground.
Sin dall’inizio – nell’autunno del 2001 – il gruppo
promotore non ha mai smesso di disegnare idealmente il fabbricato fatiscente
dell’ex Giorgi di via Sorel 6, modellandolo proprio su quei bisogni insoddisfatti
patiti in età giovanile.
Dov’è
Dalla fine degli anni ’60, la nascita di nuovi quartieri a fianco delle
vecchie borgate, ha prodotto una sinergia che senza dubbio ha disatteso le aspettative
dei pianificatori di allora: la Nuova Roma Est nata dalla legge 167 e dai conseguenti
piani PEEP – i Piani di Edilizia Economica e Popolare -che doveva risanare
le vecchie borgate, si è sviluppata secondo poche e deboli idee di sviluppo:
la prosperità economica, l’istituzione di parchi, l’architettura
più dolce dei palazzi, l’ossessiva predominanza degli sviluppi
commerciali, hanno generato “scatole vuote”, in cui la vivacità
giovanile è stata spesso soffocata dalle esigenze degli adulti. Probabilmente
l’istituzione di un punto di aggregazione giovanile multifunzionale non
avrebbe portato grossi guadagni sul breve periodo, ma certamente avrebbe favorito
la creazione di un capitale sociale che spesso fa la differenza tra un vero
quartiere e un semplice agglomerato urbano. Poco – troppo poco sosteniamo
noi - si è fatto e pensato per i bisogni delle nuove generazioni che
ne diventeranno l’anima e la cittadinanza futura: non un teatro, non una
sala prove, non uno spazio ricreativo in grado di convogliare e sprigionare
le espressioni creative in progetti durevoli e formativi. L’attenzione
è stata volta alle esigenze di quei giovani adulti che da pionieri hanno
popolato negli anni ’70 e ’80 queste zone bonificate dalla “marana”;
ai bisogni dei ragazzi probabilmente si sarebbe pensato in futuro...
Oggi quei ragazzi sono cresciuti e il Kollatino deve essere visto anche come
rivalsa di quella generazione vissuta sui muretti e sulle panchine, spesso abbandonata
alla noia di interminabili stagioni di staticità e rintanamento. Per
chi non ha accettato queste condizioni l’epilogo non è stato migliore:
cittadini del domani cresciuti senza identità locale, senza appartenenza
di quartiere, soli nelle proprie stanze ad aspettare l’età del
distacco dalla periferia. A tutto questo qualcuno ha saputo tenacemente resistere
mosso dalla volontà di realizzazione e di codivisione.
Le difficoltà
Come si può facilmente immaginare le difficoltà fin qui riscontrate
sono state molte sia per quanto concerne la scarsità delle risorse umane
ed il turn over che un’iniziativa come questa indubbiamente implica, sia
e soprattutto per quanto riguarda le risorse finanziarie. Contrariamente a quanto
si può immaginare, però, la persistente indigenza economica che
ha accompagnato questi anni di lavoro non ha mai lasciato spazio allo scoramento:
la volontà di proseguire e di trovare nuove vie possibili per andare
avanti, la solidarietà di una cerchia di amici sempre più numerosa
che ha aderito con entusiasmo alle iniziative di finanziamento intraprese e
la sostanziale convinzione dell’opportunità del progetto, hanno
sempre prevalso sulla tentazione dell’abbandono. Tutto questo a fronte
di una situazione obbiettivamente difficile e controversa, di uno spazio interrato,
ancora freddo e chiuso in una strada senza uscita.
Le attività
Le spese per i lavori strutturali quali tubature, impianti elettrici e tinteggiatura
sono state sostenute attraverso l’autotassazione, ma soprattutto mediante
le numerose iniziative che in questi anni hanno fatto conoscere il Kollatino
Underground nei quartieri circostanti. Ai primi tornei di calcetto nella palestra
risalenti ai primordi, abbiamo potuto gradualmente aggiungere nuove attività,
parallelamente alla liberazione degli spazi dall’immondizia accumulata;
abbiamo organizzato cene sociali, proiettato film e partite di calcio, messo
in contatto interpreti delle arti marziali praticate in zona, organizzato seminari,
creato un piccolo bar e quant’altro poteva consentirci il reperimento
di denaro, pronto per saldare debiti e per essere investito. Insomma, il Kollatino
Underground è un’esperienza che viene da sottoterra, ma che dimostra
che pur non disponendo di grandi risorse, con la volontà si possono ottenere
dei risultati. La capacità di fare molto con poco ci sprona a proseguire
su questa strada, con la consapevolezza maturata dall’esperienza che è
sull’efficienza degli investimenti che si fondano progetti duraturi.
I progetti
Il gruppo promotore dell’iniziativa Kollatino Underground non chiude le
porte pregiudizialmente a nessuna idea che sia conforme allo spirito per cui
nasce: così si sono concretizzati progetti quali lo spazio teatrale e
la polisportiva nella palestra; sono in cantiere iniziative musicali, una sala
prove, corsi di teatro, fotografia, montaggio e la creazione di uno spazio dedicato
ai laboratori artigianali. Vi è inoltre l’idea di realizzare un
Baby Parking a prezzi popolari che in parte potrebbe alleggerire l’emergenza
asili nido che affligge la città e le sue periferie. Vi è, infine,
un progetto avanzato per la realizzazione di un ostello a Roma Est che probabilmente
verrà accantonato per la mancanza di spazi, ma che rimane “in cassaforte”
in vista di nuove opportunità. Tutto questo a dimostrazione che le idee
non mancano e la recettività del posto ha già dato i suoi frutti
facendo confluire una quantità di idee e di persone per molti inaspettata.
Perché sostenere il Kollatino
Certamente il Kollatino Underground vuol essere un soggetto aperto e non settario.
L’esperienza fin qui maturata ha dimostrato ampliamente il coinvolgimento
di competenze e personalità anche molto distanti. L’obiettivo è
la creazione di uno spazio fruibile da tutti coloro ne condividano le finalità.
È nostra profonda convinzione che esso possa giocare un ruolo importante
di sbloccamento di energie latenti che a loro volta potrebbero generare nuovi
spazi simili e complementari, attivare forze finora sopite, incentivare la passione
per le arti e la fruizione di una cultura libera e di base, svolgere una funzione
sociale di prevenzione all’esclusione sociale e all’anomia giovanile.
Inoltre in quartieri nati su edilizia convenzionata per dipendenti pubblici,
in una città soffocata da tassi di disoccupazione che in queste zone
toccano punte vicine a quelle del Mezzogiorno, in un contesto culturale e artistico
unico che solo una città come Roma è in grado di fornire, l’esistenza
di spazi come questo può realmente ampliare lo spettro delle prospettive
di lavoro per molti giovani, può catalizzare energie, accompagnare scuole
o centri di formazione, favorire percorsi di crescita civica, far emergere l’impresa
sociale come un soggetto originale e innovativo in un mare di attività
commerciali.
L’idea è di collocarci all’interno di network che propongono
iniziative simili nella città, dalle altre periferie al centro, far valere
la propria identità aprendo alla periferia “chiusa” per antonomasia
orizzonti sempre più ampi. Si tratta di dar vita ad un processo mirato
al progresso civico della zona e alla valorizzazione del capitale sociale ed
umano finora soffocati dalla prepotenza dell’urbanistica speculativa.
Il cuore pulsante della periferia-est di Roma non è ancora pronto a spegnersi
e a gettarsi alle spalle la propria storia. Non dimentichiamo da dove veniamo
ed è proprio per questo che serenamente e fermamente vogliamo determinare
il nostro futuro.